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aprile 2015

Letture

“1q84” di Haruki Murakami

Di nuovo immersa nella lettura, un po’ distante dai fornelli a causa della dieta, un po’ per stanchezza, troppa stanchezza e tanta voglia di evasione; talora il relax lo si trova in romanzi da spiaggia leggeri come un soffio, talvolta invece c’è il bisogno di introspezione, di letture lente e ricche di spunti di riflessione.

Ecco un romanzo che va al di là del soprannaturale per atterrare sul surreale e sulla multisensorialità e che non annoia mai nonostante i tre volumi (i primi due contenuti in un unico tomo e il terzo edito solo successivamente) e le tante pagine di parole, di mondi paralleli, di realtà assurde che mai vengono preannunciate all’inizio dell’opera.

Ero reduce da “Norwegian wood” e non pensavo di tornare subito sullo stesso autore, soprattutto perché il titolo non mi attirava assolutamente, ma poi un giorno mi è arrivato un messaggino sul telefono, da parte di un amico, che diceva “Hai letto 1q84? E’ un libro strano…” e per prima cosa ho pensato ad Orwell, al suo “1984”, rendendomi conto ben presto del legame tra i due scritti, di come il “q” (che si legge “kyu”, cioè indica il numero nove in giapponese) ci riporti effettivamente ad Orwell, di come anche qui vi sia un surrealismo analogo, di come il “q” faccia esplicito riferimento anche al “question mark”, al punto interrogativo che pervade tutta l’opera in quanto, come ben spiegato nel nono capitolo, quando cambia il paesaggio cambiano anche le regole.

La trama è complessa ma si articola su pochi, chiarissimi personaggi che si trovano a percorrere una parte della strada della propria vita in un mondo parallelo in cui nulla è uguale a ciò che ci si aspetta, in cui le lune nel cielo sono due, la mother e la daughter, in cui il tema centrale è l’amore tra i due personaggi principali, Aomame e Tengo, che si trovano a vivere sotto lo stesso cielo alterato rincorrendo le proprie vite nonostante sia stato detto a lei, Aomame, che l’incontro mai sarà possibile, che sarà salva la vita di Tengo a fronte del sacrificio della propria.

Aomame è sul punto di arrendersi, ma la vita che cresce dentro di sè e che nascerà per partenogenesi, la fa desistere all’ultimo minuto, quando il proposito suicida sta per compiersi, e nello stesso istante in lei sorge una determinazione incrollabile nel voler ritrovare Tengo, amato sin dai primi anni della scuola e mai dimenticato al punto di rifiutare qualsiasi altro rapporto stabile; nonostante l’impossibilità, decretata dal Leader della setta dei Sakigake, di uscire dal 1q84, Aomame non si arrende e, al secondo tentativo, ritrova la strada per rientrare nel 1984 tenendo Tengo per mano come quel lontano giorno di decenni prima.

La struttura narrativa è particolare e tipica di Murakami, basata su un costante dualismo, su punti incrociati, su mondi paralleli: è un continuo rincorrersi ed intrecciarsi di vite, il cui filo conduttore è il costante disagio dell’esistenza nella società contemporanea, eppure alla fine c’è la metaforica dimostrazione della via di salvezza per l’essere umano… la salvezza alla fine è sempre l’amore, descritto come l’unico elemento in grado di rimettere ordine tra i mondi paralleli e nel caos delle cose, l’unico capace di prevalere sulla futilità del mondo.

Confermo che il romanzo è strano, molto strano per chi, come me, non ha mai amato alcuna opera di fantascienza, eppure mi ha conquistata e avrei voluto non finisse mai perché è scritto benissimo, perché Murakami è un maestro che permette di volare anche sui suoi infiniti agglomerati di parole, che perdono ogni possibile pesantezza grazie alla sua maestria; perché i personaggi sono tratteggiati con un tale genio da capirli sino in fondo, da conoscerli per tocco di mano, perché Aomame ad un certo punto esce dalla sua apparente veste spietata per esternare la propria tenerezza, perché Tengo è di una gentilezza infinita e lo si ama subito…. tutto questo mi ha conquistata, a dispetto di ogni possibile aspettativa 🙂

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