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febbraio 2015

Dolci e desserts

Un dolce della nonna per il mio giorno speciale

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Mi sembra ieri che andavo a ballare, che volevo conquistare il mondo, che non ero mai stanca e correvo da un corso di ballo alla palestra, che la sera dopo una sfiancante giornata di mare andavo in discoteca, mi sembra ieri che dopo un sabato a sciare ero capace di alzarmi alle cinque del mattino anche la domenica per correre in montagna e fare una pista di fondo, mi sembra ieri che facevo dannare i miei genitori, che li assordavo con “Save a prayer” dei Duran Duran che io, figlia degli anni ’60, sparavo a palla dallo stereo.

Mi sembra ieri che vedevo i miei genitori in gamba, che mi seguivano e mi incoraggiavano, che talvolta mi smontavano in maniera incomprensibile, che tutto sommato erano contenti di me e dell’educazione impartitami, mi sembra ieri che trascorrevo ore attaccata al telefono (con il filo e appeso alla parete!!!) chiacchierando con le amiche o con il fidanzatino di turno, mi sembra ieri che risparmiavo i soldini per comprarmi il motorino….

Oggi mi sento come allora, con la stessa energia, la stessa forza, lo stesso cuore che va a mille pieno di entusiasmo per tutto, ma i genitori che mi seguivano con tanta dedizione ora hanno bisogno di me, del mio aiuto costante, e quelli da far dannare non sono più mamma e papà, ma siamo io e mio marito, oggi c’è un tredicenne pieno di insicurezze e in crisi con il mondo a farmi star male, ci sono due cagnoline che mi costringono a lavorare il doppio in casa a causa dei peli che generosamente spargono ovunque, oggi ci sono io che devo badare a me stessa e che non posso più andare a sciare perchè i soldi non ci sono.

Oggi compio quarantatotto anni, sono nata il 28 febbraio del 1967 a Trieste, ma non li sento: sono entusiasta della vita anche se con il magone costante dato da un figlio che combina pasticci in continuazione, da un papà infortunato che non ce la fa, da una mamma che appassisce ogni giorno sempre di più minata da una malattia che negli anni l’ha consumata, oggi festeggio in sordina, ma un dolcetto confortante (nonostante la dieta) ho voluto metterlo nel forno; è uno di quei profumi che ricordano l’infanzia e oggi ne ho davvero bisogno perchè questa cosa di aver già superato la prima metà della vita media di un individuo non mi va mica tanto a genio!

Venite tutti qui intorno a me, abbracciatemi forte e mangiatevene una fettina perchè è davvero buono!

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Ingredienti:

150 g. di farina

100 g. di burro

150 g. di zucchero

un pizzico di sale

una bustina di lievito

2 uova intere

6 mele

160 g. di latte

la scorza di un limone

Procedimento:

Per prima cosa pelare le mele e tagliarle in quarti, successivamente ridurre ogni quarto in ulteriori tre spicchi e metterle da parte il tempo di mescolare gli altri ingredienti, iniziando con il fondere il burro nel latte e procedendo poi con il resto. Alla fine aggiungere le mele e versare tutto nello stampo: se usate uno stampo che non sia di silicone ungetelo bene e aggiungetevi del pangrattato perchè la consistenza molto morbida favorisce l’attaccatura a tutti i materiali.

Cuocere in forno preriscaldato a 180° (ventilato) per 45 minuti (le mele diventeranno dorate).

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Bimby/ Dolci e desserts/ Light

Un giorno iniziò così

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C’era una volta una bimba paffuta, ma proprio cicciottella, perennemente derisa dagli altri bambini magri, quelli che quotidianamente si ingozzavano di nutella, patatine e caramelle, mentre lei mangiava chili di verdura, niente pasta perchè la odiava, pochissimo pane, eppure rimaneva sempre cicciotta: forse perchè il suo papà era convinto che lo sport facesse male e non le veniva mai data alcuna possibilità di cimentarsi in nulla.

Poi questa bimba crebbe e diventò una bella ragazza mora, alta e ancora un po’ burrosa, finchè un giorno decise di intraprendere la pallavolo (nonostante le obiezioni poco gentili sentite in casa…), per poi passare al ballo ed infine, grande amore della sua vita, al karate; questa ragazza divenne una donna molto bella e molto magra, in piena forma, che ogni fine settimana andava a sciare o a conquistare qualche vetta in ferrata, senza mai avere un minimo decadimento fisico.

Arrivò il giorno in cui conobbe lui, si sposarono dopo poco e, nel corso della luna di miele, si ritrovarono in tre: lei era convintissima di affrontare i successivi nove mesi nel relax e mantenendosi in forma, di diventare una di quelle mamme sprint che sembrano uscite da un film, invece iniziò a stare male e, da un guaio all’altro, il suo metabolismo decise di mettersi in sciopero. Dopo la bellezza di quasi dieci mesi nacque un bel maschietto e lei si ritrovò con trenta chili in più che, tra una dieta e l’altra, divennero ben presto quaranta.

Nel frattempo lei conobbe virtualmente una gran donna, una blogger che di chili ne perse il doppio di quelli che si ritrovava lei, un giorno commentò un suo post e lei la incoraggiò a faticare sulla cyclette, ma ancora nulla… nessun risultato… una tristezza infinita! Poi, sempre grazie a lei, alcuni giorni fa incappò in un video su YouTube e si rese conto di poter assaggiare un dessert splendido, semplicissimo, banalissimo, ma che dimostrava che si può dimagrire godendo anche di bocconcini golosi senza sensi di colpa.

Probabilmente molti di voi ne hanno già letto in proposito, ma io lo propongo lo stesso, perchè la mia voglia di poter indossare un tubino e delle decolletè dai tacchi a spillo ha trovato il suo perchè in questa coppa di (quasi) gelato alla banana, perchè come lei si promise un gelato raggiunto un determinato obiettivo, alla stessa maniera il mio attuale obiettivo è meno venti chili, per ora, e poi mi organizzerò per i restanti venti. E so che ce la farò.

Non ricetta banalissima e tremendamente squisita: mi sono organizzata acquistando una bella quantità di banane, tagliando ognuna in otto pezzi uguali per poter poi comprendere a quanto corrisponda una banana intera, le ho congelate tutte in un sacchetto e, appena ottenuta la consistenza desiderata (cioè ghiacciate), ne ho messa una (i famosi otto pezzi) nel Bimby, assieme ad una generosa spruzzata di cannella in polvere e ad un cucchiaio circa di latte, iniziando a velocità bassa per non distruggere il gruppo coltelli sino ad arrivare a 5 e poi mantecando bene.

Se non avete il Bimby fatene dei pezzettini più piccoli  e frullatela con quello che avete perchè il risultato lo si ottiene ugualmente: è buonabuonissimissima e mi fa sorridere nell’affrontare le rinunce che mi porteranno di nuovo a volermi bene.

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Carne/ Etniche/ Light

Da oggi inizia il progetto bikini (con il petto di pollo al latte di cocco)!

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Dopo mille tentativi di perdere peso, prontamente falliti a causa della perenne disorganizzazione della sottoscritta e della scarsa collaborazione del proprio partner, oggi sono qui di nuovo, con una pianificazione ferrea dopo aver trovato il coraggio di affrontare il mio peggior nemico, sua odiosità la bilancia… no, non sono riuscita a sfondarla, ma c’è mancato poco, motivo per cui due giorni fa il progetto “meno venti chili alla volta” è decollato, inizialmente con una buona verdurona cruda detox, con un secco rifiuto alla birra offerta a cena dal marito, con della frutta ridotta a gelato sugar-free che, grazie all’aria incorporata, soddisfa il palato (ma ne riparleremo), con un caffè al mattino che accelera il metabolismo e conferisce un senso di appagamento e sazietà, con tisane e the a volontà…. sino ad arrivare alla cena di stasera (confesso che ci ho inserito anche un trancio di pizza ed un boccale di birra ieri sera a cena, ma il sabato sera mi concedo una coccola).

Premetto che io abitualmente la carne non la mangio, sia perchè non ne vado matta, ma soprattutto per una questione etica, perchè dopo aver visto le mucche andare al macello, rinchiuse e stipate in quegli enormi rimorchi con gli occhioni di bontà liquida, con i nasoni umidi e morbidi, con la consapevolezza del loro destino… beh, non ce l’ho proprio fatta più ad affrontare una bistecca; qui un po’ di carne, ma pocapocapocadavveropochissima mi serve, almeno all’inizio, altrimenti non mi organizzo… diciamo il tempo di trovare delle alternative che soddisfino il fabbisogno alimentare e il palato.

Ho acquistato una sola confezione di petti di pollo, uno per la cena di stasera mentre gli altri verranno porzionati e surgelati per le prossime preparazioni ed è proprio con questo piatto di carne che inizio un periodo di ricette solo adatte ad un regime calorico controllato, ma con gusto! E’ inutile, a me piace mangiare, anche se fortunatamente non sono affatto golosa: mangio con gusto, ma solo se ho appetito, altrimenti nulla, sono inattaccabile ed incorruttibile… purtroppo spesso, causa gli orari di lavoro, ai fornelli c’è il marito, al quale chiedi l’insalata e ti ritrovi con un piatto di gnocchi al gorgonzola… e così i chili, giorno dopo giorno, vanno ad accumularsi sul mio quasi metro e settanta spalmandosi per benino!

Il mio peso attuale è assolutamente scandaloso, nemmeno a chiedermelo perchè mi vergogno e non lo dico a nessuno, ma mano a mano che procederò in questo percorso di amore per me stessa ne pubblicherò i risultati raggiunti: dopo il primo giorno avevo perso 700 g., che saranno pure di acqua, che sarà pure che i primi chili scendono subito, ma a me ha dato soddisfazione!

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Inizio con questo pollo al latte di cocco, alternativa al consueto petto grigliato, veloce e appagante!

Ingredienti (ho calcolato le dosi per due persone):

due petti di pollo

una cipolla media

uno spicchio di aglio

un peperoncino rosso

q.b. olio evo

un cucchiaino di curcuma in polvere

un cucchiaino di curry in polvere

q.b. di latte di cocco

Procedimento:

Scaldare le cipolle affettate sottili nell’olio, aggiungere lo spicchio d’aglio schiacciato, i peperoncini (amo il sapore piccante quindi i semini li ho lasciati) e la curcuma, poi togliere lo spicchio d’aglio e aggiungere il pollo tagliato a cubetti, poi unire anche il curry e, un po’ alla volta, il latte di cocco sino a cottura ultimata e ad ottenere una cremina.

Pronto… velocissimo e dietetico!

Perfetto da servire con una porzione di riso basmati (che io ho evitato per non sforare il budget calorico quotidiano).

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Dolci e desserts

Ultima puntata con Unsaccomoras… al sapore di cioccolato!

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IMG_2371IMG_2370Siamo arrivati al termine di quest’avventura, durata due ore, ma che ho voluto esporre con calma e con dovizia di particolari perché la chef Clara ci ha regalato moltissime informazioni preziose e sarebbe davvero un peccato dimenticarle per la strada!

Oggi la proposta è golosa e molto cioccolatosa, quindi so che sarà gradita nonostante io non ami il cioccolato: a giudicare però dall’assalto di cui sono stati oggetto a casa mia questi tortelli… beh, ci sono ancora dubbi?

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Tortelli al forno al cioccolato e cocco

Ingredienti:

300 g. di farina Moras 00 sfoglia

100 g. di farina di riso Moras

50 g. di cacao amaro

80 g. di zucchero semolato

70 g. di burro

2 uova intere

2 cucchiai di brandy o altro liquore a scelta

scorza di arancia grattugiata

un pizzico di sale

un cucchiaino di lievito per dolci

q.b. di cioccolato fondente per il ripieno

q.b. di crema di cacao e nocciole per il ripieno (QUI)

q.b. di cocco grattugiato per il ripieno

Procedimento:

Tritare il cioccolato fondente, aggiungere il cocco grattugiato e lasciare a riposo affinché il cocco si ammorbidisca a contatto con il cioccolato; solo prima di farcire i tortelli aggiungere la crema di cacao e nocciole.

Nel frattempo disporre la farina a fontana assieme al cacao, al centro rompervi le uova e iniziare ad impastare con l’aiuto di una forchetta, sino ad arrivare ad una consistenza che permetta di utilizzare le mani (o, come sempre, vai di planetaria!); anche in questo caso l’impasto richiederà un tempo di riposo di almeno trenta minuti, ovviamente coperto.

Stendere la pasta con il mattarello sino ad arrivare ad uno spessore non eccessivamente sottile e spolverizzando bene la spianatoia con la farina di riso, successivamente ritagliare dei quadrati, porvi al centro un cucchiaio di ripieno e chiudere il tortello (la nostra cuoca, bravissima, l’ha chiuso correttamente utilizzando le dita sulle quali avvolgere il tortello, ma sappiate che io non ce la farò mai… quindi non sentitevi imbranati perché ho detto tutto).

Adagiarli sulla leccarda, spolverizzarli con dello zucchero a velo ed infornarli a 185° c. per circa 10/15 minuti: potranno essere serviti con della salsa vaniglia che ne stemperi il sapore deciso del cioccolato oppure mangiati semplicemente così.

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Dolci e desserts

Due golosissime ricette Unsaccomoras con un unico impasto

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Chiacchiere al forno

Il minicorso della settimana scorsa, organizzato sempre da Unsaccomoras, ha portato anche alla possibilità di realizzare ben due dolcetti diversi utilizzando il medesimo impasto: soluzione non da poco volendo presentare in tavola qualcosa di più vario in occasione del Carnevale, e anche questa volta senza appesantirsi con la frittura (praticamente queste ricette le “lovvo” a mille vista la mia ritrosia nel confronti del fritto).

La prima preparazione è quella delle chiacchiere, o cenci o crostoli… insomma, in ogni zona d’Italia prendono un nome diverso, ma ci siamo capiti lo stesso, mentre la seconda ci permette di realizzare le cartellate usufruendo degli avanzi dell’impasto delle chiacchiere… un bel vantaggio per non faticare più di tanto e per risparmiare comunque del tempo.

Chiacchiere al forno

Ingredienti:

300 g. di farina Moras 00 sfoglia

150 g. di farina di riso Moras

70 g. di zucchero semolato

50 g. di burro

2 uova intere grandi ed un tuorlo (oppure 3 uova piccole)

2 cucchiai di brandy o altra base alcoolica a piacere

scorza di limone grattugiata

un pizzico di sale

un cucchiaino di lievito per dolci

Procedimento:

Disporre le farine a fontana sulla spianatoia, al centro rompervi le uova ed iniziare ad impastare con una forchetta, aggiungendo tutti gli altri ingredienti sino ad ottenere un impasto che si possa lavorare con le mani, fermo restando che chiunque possegga una planetaria potrà chiaramente semplificarsi la vita (e non mi stancherò mai di dirlo: sono affascinata dalla lavorazione manuale, così come ho avuto modo di vedere dalla lezione di Clara, ma per chi, come me, lavora tutto il giorno, la tecnologia è una manna dal cielo). Anche qui l’impasto dovrà riposare almeno trenta minuti coperto, per far sì che il glutine lavori a dovere e che si ottenga un materiale perfetto per la lavorazione successiva.

Stendere poi la pasta con il mattarello sulla spianatoia leggermente spolverata con la farina di riso così da dare una sorta di continuità agli ingredienti usati, visto che tale farina conferisce una delicatezza ed una leggerezza senza pari: lo spessore non costituisce una costante ed è a propria esclusiva discrezione… io la prediligo sottile e, successivamente, ben cotta, ma è solo una scelta personale. Una volta ritagliate le strisce o le forme che si prediligono, porle sulla placca del forno e cuocerle a 180/185° c. per cica 10/15 minuti.

Servirle con una generosa spolverata di zucchero a velo

Cartellate

Con lo stesso impasto delle chiacchiere è possibile ottenere dei rettangoli sufficientemente estesi da poterci spalmare della marmellata (noi abbiamo nuovamente usato quella al sambuco… deliziosa!), con l’unica accortezza di lasciare qualche centimetro di impasto libero per poter arrotolare il tutto senza fare danni (dalle fotografie si capisce alla perfezione).

Piegare l’impasto steso nel senso della lunghezza e poi, successivamente, arrotolarlo con molta delicatezza e senza premere sino ad ottenere delle roselline, che andranno poi infornate per circa dieci minuti scarsi: con minimo sforzo otterrete dei dolcetti meravigliosi e di una bontà che, almeno a me, ha incantato (quasi come le girelle)!

Ci rivediamo per la prossima, ed ultima, ricetta del corso Unsaccomoras!

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Preparazione delle cartellate

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E ecco il risultato finale... golosissimo!

Ed ecco il risultato finale… golosissimo!

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Dolci e desserts

Un’altra leccornia Moras… girelle con marmellata di sambuco e frutta secca!

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Il giorno in cui ho pubblicato la prima ricetta proposta da Clara e da Unsaccomoras è stato quello in cui ho avuto un picco incredibile di visualizzazioni, quindi, visto il gradimento, propongo subito la seconda… così poi non mi dite che a Carnevale dovrete friggere! Quindi organizziamoci per tempo e vai con quella che a me è risultata la ricetta più gradita 🙂

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Girelle con frutta secca

Ingredienti:

150 g. di burro

150 g. di zucchero semolato

200 g. di farina Moras 00 sfoglia

100 g. di farina di mais Fioretto gialla

3 uova intere

un pizzico di sale

la scorza grattugiata di un limone

un pizzico di lievito per dolci

marmellata di sambuco per il ripieno

frutta secca mista per il ripieno

base alcoolica per il ripieno

cacao in polvere per il ripieno

Procedimento:

Innanzitutto preparare il ripieno in maniera tale che i sapori si amalgamino alla perfezione, utilizzando della frutta secca mista a piacere (Clara ha usato noci, mandorle e pinoli), tritata grossolanamente e mescolata con la marmellata, in quantità tale da avere un impasto denso che in forno non coli sulla leccarda; a ciò aggiungere della scorza di limone, qualche cucchiaio di liquore (qui è stato usato il brandy in quanto molto profumato, ma la scelta è assolutamente libera), mentre il cacao andrà aggiunto solo alla fine per mantenere perfetto il ripieno.

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Nel frattempo procedere con l’impasto, amalgamando il burro a pomata e lo zucchero, unendo poi le farine e gli altri ingredienti, impastare velocemente e lasciare a riposo nel frigorifero.

Stendere l’impasto con il mattarello ottenendo uno spessore di circa mezzo centimetro, ricavarne un rettangolo, stendervi il ripieno spalmandolo uniformemente, poi arrotolare formando un rotolo, senza premere per non far uscire il ripieno; tagliare a fette rettangolari e disporle sulla leccarda del forno, premendo leggermente, successivamente infornare a 180° C. per circa venti minuti.

Clara nelle sue preparazioni ha sempre rifinito i dolcetti con una spruzzata di zucchero semolato prima della cottura e, comunque, con una nevicata di zucchero a velo a cottura ultimata… uno spettacolo!

L’idea in più è stata quella di infilzare le girelle su un bastoncino di legno prima delle cottura per ricavarne dei cake-pops: già così sono favolosi, figuriamoci vestiti a festa!

La ricetta originale prevedeva l’uso di marmellata di prugne che, mescolata alla frutta secca, avrebbe dato una nota di sapore tipicamente austriaca a queste girelle, ma la proposta di usare il sambuco, un po’ asprigno, è stata azzeccatissima!

Queste provatele assolutamente… sono una cosa divina!!!!

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Dolci e desserts

Due ore in compagnia di Clara e del Molino Moras

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Pochi giorni fa sono stata invitata ad un incontro dedicato ai dolci di Carnevale in versione light, cioè senza alcun fritto e integralmente cotti al forno, da Unsaccomoras, splendido negozio nel cuore del centro storico di Trieste nel quale, tanto per dirla tutta, ci ho lasciato il cuore! Delizioso, rustico, di un’eleganza femminile particolare, con quel sentore di farina già nell’aria e nell’estetica: avrei acquistato di tutto (e infatti ci ritornerò nei prossimi giorni perchè, terminato l’incontro, avevo mio figlio nel mezzo della strada che mi tempestava di messaggi in quanto aveva freddo e, mio malgrado, son dovuta fuggire in maniera ignobile), c’è una varietà di farine ottime che finalmente mi ha risolto il problema del “e questa dove la trovo”?

Gli appuntamenti in questo angolo di web saranno uno per ricetta perchè, pur nella loro semplicità, si tratta di piccoli dolci davvero unici nel gusto e in cui la scelta della farina si è rivelata fondamentale (mamma mia quante cose nuove ho appreso oggi!).

Le preparazioni sono state tutte frutto delle mani esperte di Clara Zamparo, personal chef e pasticcera ottima, oltretutto di una cordialità e di una simpatia rare: seguirò l’ordine seguito da lei stessa, anche se la mia golosità mi farebbe iniziare da tutt’altra ricetta… 🙂

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Ravioli dolci con ricotta

Ingredienti:

300 g. di ricotta

150 g. di burro

100 g. di confettura a scelta (qui è stata usata quella di fragole)

200 g. di farina Moras 00 sfoglia

100 g. di farina di mais Fioretto gialla Moras

un cucchiaino raso di lievito per dolci

un pizzico di sale

Procedimento:

Lavorare il burro a pomata con la ricotta, aggiungere entrambe le farine e il lievito, impastare velocemente e riporre il panetto a riposare nel frigorifero per almeno 30 minuti; nel nostro caso l’impasto è stato aromatizzato con della buccia grattugiata di limone e arancia e devo dire che, a mio avviso, sono gli aromi più indicati.

Stendere la pasta o il mattarello su di una spianatoia leggermente infarinata sino ad arrivare ad uno spessore di circa mezzo centimetro, ricavarne dei rettangoli, porvi al centro un po’ di confettura e chiuderli pressando leggermente l’impasto: spolverizzarli con dello zucchero semolato ed infornarli a 180°C. in forno ventilato per circa venti minuti.

Una volta estratti dal forno servirli cosparsi di zucchero a velo.

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A parte alcuni particolari appresi in quest’occasione, l’ingrediente che mi ha colpito al cuore è stata la farina di riso: innamoramento a vista… così leggera, impalpabile e delicata (acquisto compulsivo in vista), vale davvero la pena “tagliare” alcuni impasti con questo prodotto delizioso!

Con lo stesso impasto si può spaziare con la fantaasia....

Con lo stesso impasto si può spaziare con la fantasia….

Potevo, tra una farina ed un dolcetto, farmi mancare un po’ di musica?

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Un po' del mio mondo

Un award per condividere l’amore

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Dopo un periodo in cui sono stata inondata da premi di vario tipo sono di nuovo qui a condividere con voi un’ulteriore nomination, questa volta donatami dal blog Il sabato mattina: si tratta di un award diverso dai soliti perché il tema è la condivisione dell’amore, quindi trattasi di un argomento a me caro e che voglio affrontare con la cura che merita.

Premetto che per me l’amore è la forza che muove il mondo e che non costa nulla donare, che l’amore è la base della tolleranza verso il resto dell’umanità, verso gli animali, verso i diversi; l’amore è la base di ogni nucleo familiare, di quello etero come di quello omo, per me non fa differenza, perché dove c’è amore c’è famiglia, di qualsiasi tipo essa sia; l’amore è prerogativa di qualsiasi razza umana, non ha colore né religione né tratti somatici.

A mio figlio ho sempre insegnato l’amore, non quello impartito dalla chiesa cattolica perché non sono credente, ma quello dell’empatia, dell’anima, quello che non costa nulla donare all’amico dalla pelle scura, a quello ebreo, a quello gay… prese tre categorie bistrattate così a caso, tanto per esemplificare il concetto. Purtroppo troppo spesso mi riporta espressioni sentite a scuola che mi fanno vergognare di essere parte di questa umanità priva di apertura mentale, di idee ristrette, di profonda ignoranza e di sensibilità pari a zero; eppure ogni giorno, tramite il dialogo, ho cresciuto un ragazzino (anticlericale come la mamma) che difende i gay, che tra gli amici ha l’ambulante senegalese al punto di averlo invitato a casa nostra a vedere la partita Senegal-Ghana, che il sabato pomeriggio va al cinema con un compagno ortodosso e l’altro testimone di Geova… sono fiera di te mio dolce amore e per questo ti dedico la poesia più bella mai sentita nella letteratura internazionale, te la dedico perché ne hai bisogno, perché ti vedo spesso disperato e scoraggiato, perché il miglior atto d’amore che tu possa mettere in pratica verso te stesso e verso che ti vive accanto è questo.

Leggila fino in fondo e impara a volare!

SE – Rudyard Kipling

Se riesci a conservare il controllo quando tutti
Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;
Se riesci ad aver fiducia in te quando tutti
Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;
Se riesci ad aspettare e non stancarti di aspettare,
O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,
O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,
E tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio;

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;
Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;
Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina
E trattare allo stesso modo quei due impostori;
Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto
Distorta da furfanti per ingannare gli sciocchi
O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita, infrante,
E piegarti a ricostruirle con strumenti logori;

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite
E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,
E perdere e ricominciare di nuovo dal principio
E non dire una parola sulla perdita;
Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi
A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,
E a tener duro quando in te non resta altro
Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”.

Se riesci a parlare con la folla e a conservare la tua virtù,
E a camminare con i Re senza perdere il contatto con la gente,
Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,
Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;
Se riesci a occupare il minuto inesorabile
Dando valore a ogni minuto che passa,
Tua è la Terra e tutto ciò che è in essa,
E – quel che è di più – sei un Uomo, figlio mio!

Nel 1910 questo grande uomo l’ha dedicata a suo figlio, come io oggi faccio con te… qualunque saranno le tue scelte future io sarò con te, dalla parte tua e della tua felicità, ma combatti sempre con umiltà, coraggio e, soprattutto, amore!

La tua mamma

Dopo questa parentesi un po’ personale, ma il cui intendimento di base è condivisibile con tutti voi, coerentemente al mio modo di essere non pongo in atto alcuna nomina: proseguite voi se ve la sentite e portate tanto amore ovunque voi andiate!

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CONSIGLIA Foresta di alberi innevati

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