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settembre 2014

Dolci e desserts

Sbagliando (non sempre) si impara

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Nella mia vita ho sbagliato infinite volte, non ho avuto la tenacia di arrivare sino in fondo in alcune mie scelte e per perseguire poi la meta ho faticato il doppio quando forse non era il momento ideale, ho sbagliato perchè anzichè fare bene una cosa alla volta mi sono affannata con mille obiettivi in contemporanea, rischiando di uccidermi di fatica e di non realizzare nulla nel migliore dei modi.

Nella mia vita ho sbagliato perchè non ho saputo dire di no a chi il mio sì non lo meritava affatto, perchè ho ceduto troppo spesso ben sapendo di essere sfruttata, ho dato tutta me stessa a chi non lo meritava affatto, ho versato lacrime per chi da me si meritava solo un calcio nel sedere… e ho anche perdonato chi nemmeno un saluto avrebbe meritato.

Posso affermare che vivendo ho imparato, che forse il più di me stessa l’ho compreso leggendo, divorando libri su libri perchè volando tra le pagine stampate si vive nel proprio mondo, con se stessi, si impara anche a conoscersi,  si apprende l’autocritica, si riesce a rimettersi in discussione, a migliorare…

Oggi sono contenta di come sono diventata perchè ho capito che la rabbia fine a se stessa non serve a nulla se non a farsi del male, che se convogliata positivamente può liberarci dalle energie negative e, per farla breve, un sano “vaff….” quando ci vuole sortisce un effetto di elevato valore sociale! Ho tagliato ponti con gli invidiosi, depennato dai miei elenchi le persone negative, ho dato il mio cuore a chi sapevo apprezzarlo… anche questo è imparare!

Quello che invece non ho imparato ancora è a fare la pasta più semplice del mondo, la pasta biscotto, quella del rotolo farcito: anni fa ci provai e mi uscì una cosa marroncina che non si rotolava nemmeno a prenderla a cinghiate, oggi mi è uscita una pappa mezza cruda e collosa che per far mattoni andava benissimo, ma… ho imparato a non buttare nulla e  ho combinato questo dessert!

La “pasta biscotto” (o ciò che avrebbe dovuto divenire) è stata messa a cucchiaiate sul fondo del bicchiere e ripassata al microonde sino alla (normale) solidificazione e sopra vi ho versato la crema al caffè, quella che avrebbe dovuto farcire il rotolo… e siccome è venuta deliziosa non so se riproverò a fare la pasta biscotto! (Insomma, alla fine è una scemata, ma quella crema… uuuuhhh che golosità…)

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Ingredienti per la pasta biscotto:

3 uova

60 g. di farina

60 g. di zucchero

un pizzico di sale

un po’ di aroma vaniglia

Procedimento:

Dopo aver montato a neve gli albumi con un pizzico di sale, metterli da parte e proseguire montando i tuorli con lo zucchero, successivamente aggiungere la restante parte degli ingredienti e, da ultimo, gli albumi, con delicatezza e senza smontare il composto.

Stendere sulla leccarda del forno della carta bagnata e strizzata, versarvi l’impasto e livellare bene, successivamente infornare a 200°C. per dieci minuti (almeno così pensavo visto il risultato .:) ).

Poi stendere la pasta su un canovaccio e arrotolarlo sino a raffreddamento, per poi stenderlo, farcirlo e riarrotolarlo (e qui casca l’asino…).

Ingredienti per la crema al caffè:

150 g. di zucchero

60 g. di farina

mezzo litro di latte

1 uovo

30 g. di burro

3 cucchiaini pieni di caffè solubile

un pizzico di sale

Procedimento:

Semplicemente mescolare tutto insieme a fuoco dolce, sino ad addensamento e senza preoccuparsi se rimane un po’ liquida perchè appena si raffredda l’aspetto cambia completamente.

Le foto non rendono la bontà della crema, ma oramai la luce naturale scarseggiava e sono certa che sino a domani queste coppe non durano… 🙂 Perdonata?

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Questa volta mi sono presa anche l’impegno di postare una musica bellissima…. Libera, questa è tutta per te!

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Antipasti e stuzzichini/ Economiche/ Ricette vegetariane/ Secondi

Il profumo di settembre

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E’ trascorso del tempo oramai da quando detestavo settembre, povero mese maltrattato solo perché rappresentava la fine della mia stagione preferita, perché segnava la fine delle giornate trascorse a sguazzare nel mio mare, la fine di pomeriggi pigri a godersi le carezze del sole sulla pelle e anche l’inizio degli impegni, di un lungo inverno di fatica e lavoro, senza nemmeno un giorno di ferie se non qualche giorno libero dall’ufficio solo per studiare o per sostenere qualche esame. Ora gli impegni sono diversi, forse seguire mio figlio con la scuola è ancora più faticoso e frustrante perchè l’impegno non è più in prima persona, perché ogni giorno devo mediare tra le spesso eccessive richieste scolastiche e la sua esasperazione che alla fine si concretizza in rifiuti che ledono solo la sua posizione… e l’estate comunque finisce, la temperatura è più mite, però ho imparato che si può godere della giornata di sole e scendere al mare ugualmente, che il fresco della sera può essere piacevole, che i colori cambiano e anche le nuove sfumature hanno una loro poesia perché la natura è viva e come tale va recepita.

Penso sia una consapevolezza diversa di sé, un’accettazione del momento, un saperlo cogliere lontano anni luce dall’arroganza dei vent’anni, quando tutto o è bianco o è nero, quando esistono solo la spensieratezza estiva e le calde serate a fare baldoria, quando la passione è alle stelle e si vive al ritmo della musica e nell’intensità dei tramonti… ora è diverso, ci sono i silenzi contemplativi, anche quelli in piena solitudine, se nessuno mi chiama per uscire mi sta benissimo, finalmente posso prender fiato e riprendere il contatto con la mia vita senza la frenesia che contraddistingue ogni istante del quotidiano. Posso sedermi sul balcone, annusare l’aria e sentire il profumo che cambia e che, ieri sera, era quasi lo stesso che sentivo nelle sere di primavera avanzata, quando eravamo già proiettati verso la “mia” stagione… perché io vado sempre ad olfatto, l’aria profuma di odori diversi a seconda della stagione e le mie sensazioni si agganciano sempre ai ricordi olfattivi, quelli potenti che riescono a metterti in subbuglio l’anima.

Sento sempre più profumo di rinascita, anche se si sta virando verso il freddo dell’inverno, e ritorna prepotente la voglia di passeggiare lungo il mio mare, quello che d’inverno è meraviglioso nel suo bianco e nero, quello che ti regala la sensazione di affacciarti sul Baltico perché se il nord Adriatico viene spazzato dalla bora la sensazione è la stessa, il freddo intenso, l’aria tersa e il profumo di sale appena accennato, gli spruzzi bianchi dei marosi che si infrangono sulla scogliera… ecco, questo è diventato per me settembre, non un mese di transizione ma da assaporare nella sua pienezza.

La cucina di settembre può essere un compromesso equilibrato di sapori e di freschezza e di consistenze tiepide, perché no? E allora ho preparato questi spiedini rigorosamente vegetariani, ma non vegani perché la cosa mi è un po’ antipatica, a base di polpettine di lenticchie ancora tiepide e di ciliegine di mozzarella fresche, inframmezzate da pezzettini di peperone bianco dolce per evitare la commistione tra i due e mantenere l’equilibrio, per godere di un boccone fresco come l’estate e di una polpettina tiepida del colore dell’autunno, il tutto su un letto di verdura mista, di ciò che il mio orticello casalingo ancora mi ha offerto, un misto tra vari tipi di verdura a foglia verde e di portulaca, erba spontanea che mi ha invaso mezzo balcone e che però è parecchio gustosa, specie se ravvivata anche da un pizzico di menta fresca…. ecco, qui c’è tutto ciò che settembre ancora mi ha generosamente offerto!

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Ingredienti per circa 35 polpettine:

150 g. di lenticchie pesate a crudo

180 g. di pane raffermo grattugiato

1 uovo medio

un pizzico di fiocchi di sale affumicato Falksalt

tre spicchi d’aglio

3 peperoncini di Cayenna essiccati

olio evo q.b. per le polpettine e altrettanto per la cottura in padella

una manciata di prezzemolo dolce appena colto

Preparazione:

  • cuocere le lenticchie in pentola a pressione calcolando 15 minuti dal sibilo, con l’aggiunta di un pizzico di sale;
  • poi mescolare tutto con il robot da cucina, “impolpettare” le biglie e passarle in una padella con un velo di olio evo finchè avranno un aspetto dorato;
  • infilzare tutto in uno spiedino alternando polpettine, mozzarella e peperone bianco crudo;
  • adagiare gli spiedini sull’insalata precedentemente condita.Immagine 013

Dopo tanto tempo vi lascio con un po’ di musica, si tratta di uno dei brani che preferisco in assoluto da sempre e che trovo si adatti perfettamente a questo momento….

 

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Autoproduzione/ Conserve

Bonjour Alsace!

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Che però, detto tra noi, le confetture mi hanno sempre incantata e mi hanno fatta sentire a casa: il profumo del caramello che inondava casa mia nelle giornate in cui la mia mamma si prendeva la “giornata libera” da qualsiasi altri impegno perchè si sa che gli spignattamenti richiedono tempo e dedizione!

Eppure mi chiedevo com’è che Nonna Papera riuscisse a sfornare in continuazione delle crostate e dei barattoloni di marmellata, considerando la velocità con la quale Ciccio se le sbafava e, nel contempo, anche ad occuparsi dell’orto.

Ci doveva proprio essere un metodo marmellatoso a me sconosciuto che non richiedesse lavori mostruosi  come le cinquecento ore di cottura messe in atto in casa mia, con conseguente prova del piattino che al cemento armato gli faceva un baffo, ma che in compenso si sarebbe conservata sino al battesimo dei pronipoti senza mezzo grammo di muffa o rischi di botulino (che, a quanto pare, all’epoca nemmeno esisteva.. 🙂 ).

Poi un giorno, in un angolino del web già all’avanguardia, lessi qualcosa circa una preparazione alquanto alternativa, successivamente associata a quello che in effetti è il cosiddetto “metodo Ferber”, dal nome di Christine Ferber, una genialissima alsaziana di Strasburgo che ha avuto l’ardire di aprire una splendida bottega in perfetto stile “Chocolat” e che, pur tenendo dei prezzi a peso d’oro, lavora moltissimo! A Strasburgo ci sono stata qualche anno fa, ma ovviamente chi la conosceva quella che viene chiamata “la fata marmellata”?

A questo punto bisognava assolutamente rimediare e… sì… un tocco di bacchetta magica e mi sono trasformata in Nonna Papera! Il tutto complice un magnifico mazzo di lavanda che una collega mi ha gentilmente regalato, direttamente dal proprio orticello!

Ho raccattato la frutta che avevo nel frigorifero, un chilo tra pesche noci e quello che rimaneva di un popone, ho pelato il tutto e l’ho tagliato a cubetti (non buttate le bucce delle pesche, io le ho frullate con il latte e ne è uscita una merenda squisita), poi vi ho aggiunto lo zucchero, la buccia di un limone grattugiata, il relativo succo e un paio di cucchiaiate di fiori di lavanda chiusi in una garza pulitissima, per poi lasciare il tutto nel frigorifero per almeno un’ora… io ce l’ho lasciata sino a sera perchè nel mezzo dovevo sbrigare delle commissioni, quindi ho ottenuto parecchio succo.

Successivamente ho versato tutto in una pentola, portato a bollore (e spento subito la fiamma)  e, una volta raffreddato, rimesso nel frigorifero per tutta la notte coprendo bene il contenitore per evitare di contaminare gli odori dei vari alimenti; l’indomani ho filtrato bene il succo e tolto la garza con i fiori di lavanda, versato nuovamente nella pentola e cotto per un ulteriore quarto d’ora, successivamente ho aggiunto la  frutta e ho fatto sobbollire il tutto sino ad addensamento avvenuto. Nel caso in cui venga utilizzato il rapporto frutta-zucchero 1:1 il tempo di cottura sarà veramente ridotto, ma io di zucchero ne ho usato poco perchè non amo molto il sapore dolce… comunque sia la prova piattino non mente mai! Poco prima di invasare ho aggiunto anche mezzo cucchiaino di cardamomo in polvere… dona davvero quel tocco particolare in più!

Con la marinatura la morbidezza dei pezzetti di frutta è garantita, tuttavia io ho dato una brevissima frullata con il minipimer, solo per ridurne la dimensione (altrimenti mio figlio non me la mangia)!

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Ingredienti:

1 kg. tra pesche noci e popone (o baciro o melone cantalupo… per il nome regolatevi in base alla vostra zona di provenienza)

500 g. di zucchero di canna o muscovado (io ho usato quello semolato per una questione economica)

succo e buccia di un limone grosso

mezzo cucchiaino di  cardamomo in polvere

un paio di cucchiai di fiori di lavanda

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