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giugno 2014

Dolci e desserts

La perfezione della golosità non conosce confini

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E’ una nuova vita quella che sto vivendo da quando finalmente è terminata la scuola, da quando le preoccupazioni sono scivolate via, da quando il mio anziano papà sta meglio ed è riuscito a sconfiggere una fastidiosa infezione che lo stava debilitando, tutto si sta sciogliendo come neve al sole di giugno e io non ho più mal di testa né mal di stomaco, ho già perso finalmente tre chili senza fare nulla, assolutamente nulla… mi sono solo rilassata e la voglia di dolce è ritornata prepotente, dopo tante privazioni inutili!
Sono felice e la felicità passa anche per la pancia, è un dato di fatto inconfutabile e allora mi sfogo in cucina e spazio come una pazza dai dolcetti scozzesi che tanto mi affascinano, meravigliosi protagonisti del the delle cinque mirabilmente descritto nei romanzi di Rosamunde Pilcher, ad un bel gelato alla frutta tutto mediterraneo, pieno di colore e di profumo, dando vita ad un connubio che mi ha conquistata: gli scones con il gelato!
E’ forse una rivisitazione della brioche con il gelato, che però io non ho mai mangiato ma che dev’essere parecchio buona, certo è che il risultato è ottimo: un buon panino dolce fresco e leggero, perfetto per la merenda e (come ho fatto io in una giornata di calore intenso) anche per il pranzo!

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Ingredienti per gli scones:
250 g. di farina
60 g. di burro
150 ml. di latte (io ho pesato 100 g.)
una bustina di lievito per dolci
un cucchiaino di zucchero
un pizzico di sale
un uovo per spennellare gli scones (che io però, sbagliando, ho messo nell’impasto…con un ottimo risultato!)

Procedimento:
stendere l’impasto a circa 2 cm. di spessore e ritagliarlo in dischi aiutandosi con un coppapasta oppure con un bicchiere
infornare a 220°C. per circa 15-20 minuti

Ingredienti per il gelato alla fragola:
230 g fragole pulite
130 g latte
140 g panna
120 g zucchero
mezzo cucchiaino di estratto di vaniglia

Per il procedimento io uso la gelatiera, ma è possibile usare il solito frullatore, poi congelare ricordandosi ogni tanto di rimescolare il tutto.

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Dolci e desserts

La leggerezza passa per il cioccolato

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E’ tempo di mare e di bikini, tempo di prova costume anche se potrei aggiungere, come letto qualche giorno fa in una vignetta sul web, che mi vanno a pennello solo le infradito, ma non per questo mi va di privarmi di un bocconcino goloso a colazione: è tempo che non faccio nulla di che, il tempo e lo spirito giusto mi mancavano, del resto per cucinare le golosità serve l’animo ludico, c’è bisogno della voglia di volare con la mente e di avere il cuore leggero… quando si è sopraffatti dalle preoccupazioni lo spirito bambino legato al dolce non decolla.

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Ciò non mi ha portato a nulla se non che a prendere altri chili perché quando sono tesa il mio metabolismo mi abbandona e se ne va in vacanza, non volendo avere nulla a che fare con una pazza isterica che dorme poco e male e che morde tutti, quindi ho pensato che una colazione da re me la merito, magari limitando un po’ l’apporto calorico…. e allora vai con la torta cioccolatosissima, ma… all’acqua!

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Ingredienti:

310 g. di acqua

50 g. di olio di semi di girasole (oppure mais o arachidi)

300 g. di farina

200 g. di zucchero

un pizzico di sale

100 g. di cacao maro

mezza fialetta di aroma rhum (sarebbe più salutare usare direttamente il liquore, ma io avevo, tra i golosoni destinatari del dolcetto, una collega musulmana, quindi ho evitato… anche se l’alcool in cottura evapora)

Procedimento:

in realtà non c’è perché si mescola tutto insieme, si versa nello stampo e si mette a cuocere nel forno a 180°C. per circa 40 minuti, precisando che il dolce non deve seccare, ma rimanere morbido e un po’ umido all’interno.

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Autoproduzione

L’umiltà di un passo indietro

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Nel mentre sembravo scomparsa dall’orizzonte e commentavo poco i vostri bellissimi post nonostante li leggessi sempre, a causa di un periodo difficile, complicato e controverso che non mi lasciava nè il tempo materiale nè la serenità per postare qualcosa, in realtà qualcosa ogni tanto riuscivo a combinarlo, magari la sera, esausta dopo tante fatiche… una di queste cose ce l’ho fatta parzialmente ad abbozzarla in un post, per poi essere immediatamente tradita dal portatile; oggi ho deciso di riesumarla e di vedere se ce la faccio a pubblicare tutto!

In questo periodo mi sono svagata cercando di dar sfogo alla mia fantasia, in maniera tale che potessi realizzare qualcosa che mi desse soddisfazione e mi distraesse dagli altri guai che mi hanno accompagnata: per anni ho realizzato bigiotteria e altre amenità più o meno inutili, tra cui peluches, pupazzetti, bomboniere, costruzioni in cartone di vario tipo per il nanetto e via discorrendo, quindi mi sono posta la domanda se fossi stata in grado di realizzare qualcosa con materiale di poco conto.

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Nelle ultime settimane il lavoro mi ha portato a contatto con una varietà umana più disperata del solito, con un aumento esponenziale di licenziamenti, di mancate tutele, di miseria e di rassegnazione e, nel contempo, mi son dovuta destreggiare tra la necessità di fare degli acquisti e la triste realtà di trovarmi in bolletta, sennò che gusto c’è? Come si fa ad aguzzare l’ingegno? Io sono una tosta, non mi arrendo mai e quindi ho deciso, nel momento di maggior miseria, di rinnovare mezzo salotto: me la sono cavata con cinquanta euro tra divani (ben due!), tavolino e trasporto e l’angolo appena arredato mi piace molto più di prima, quindi che c’è di meglio di un bel cuscino nuovo morbidissimo e molto nordic style? Casualmente ho trovato chi stava eliminando una bellissima imbottitura nuova e, altrettanto casualmente, tra i maglioni scartati da mio figlio, ne ho trovato uno color fango, bellissimo, a coste e con la cerniera, che ho tagliato all’altezza del torace (sotto le maniche, per intenderci) e ricucito sui lati superiore ed inferiore, potendolo poi sfilare, per il tramite della cerniera, in caso di lavaggio. Con le maniche, accuratamente rifinite, ho ottenuto dei manicotti carinissimi e caldi caldi da usare d’inverno sulle magliette, come uno scaldamuscoli: forse li abbellirò con qualche decorazione, ma per ora l’idea si sta dimostrando funzionale ed originale anche così com’è.

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Forte della soddisfazione avuta, nel mentre stavo progettando un altro paio di cose, la nostra Polly si è mangiata la custodia del flauto del piccolo: quale migliore occasione per esordire con un convintissimo “Te ne cucio una io!”?  Ho trovato, ravanando tra gli scampoli, una striscia di alcantara avanzata da un divano, l’ho imbastita al rovescio, rigirata al diritto e cucita tutta a sottopunto (ho una vecchissima macchina da cucire della bisnonna, ma è talmente fuori mano che per due cuciture mi sono rifiutata di utilizzarla), sforacchiandomi le dita ma gioendo di soddisfazione; la pattellina è stata rifinita con delle pieghe e poi ripiegata su se stessa, come da foto, in maniera tale da ottenere una busta perfettamente richiudibile. Il laccio è stato fatto utilizzando una stringa di una tuta da ginnastica tagliata in due parti e fissata alla busta, poi richiusa con una coulisse riciclata non rammento da dove; il figliolo ha chiesto anche lo stemmino a decorare il tutto, almeno per rendere più virile l’effetto ottico finale!

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Ho sempre amato lavorare con la fantasia e con le mie mani, ma qui si è trattato davvero di fare un passo indietro, un gesto di umiltà e di apprezzamento per le piccole cose, perchè senza il sacrificio non si ottiene nulla e so che anche i pochi euro che ho risparmiato possono fare la differenza tra una settimana con il frigorifero pieno e una settimana con il frigorifero vuoto, pertanto ho deciso che le mie piccole soddisfazioni nel riuscire a mettere un soldino in più nel barattolo delle emergenze vanno condivise con l’auspicio che possano tornare utili a chi veramente ha bisogno di sopravvivere con nulla e forse non ha nè la creatività nè la manualità che mi contraddistinguono.

Ho degli altri progetti in cantiere, che spero di postare a breve tra una ricetta e l’altra, perchè l’umiltà di fare un passo indietro rispetto al progresso e al consumismo dilagante talora fa davvero bene arricchendoci di valori che non necessariamente sono scontati.

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Etniche/ Pesce

Sono ritornata!

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In questo lungo periodo alcune di voi si sono preoccupate per la mia prolungata assenza, quindi mi sembra doveroso almeno motivarla: innanzitutto mio figlio ha seriamente rischiato una bocciatura a causa di un docente che lo ha preso di mira, quindi ho fatto l’impossibile per dedicarmi a lui e cercare di aiutarlo il più possibile, anche a scapito di molte ore di permesso chieste sul lavoro e che ora mi trovo a dover recuperare in quanto il mio contratto non prevede permessi retribuiti. Da ultimo il mio portatile, già più volte riparato, ha definitivamente ceduto: contavo di acquistarlo a fine luglio, ma a mio figlio  era stato promesso un regalo per la promozione e quindi che regalo sia…. rimandando ulteriormente l’acquisto del computer perchè le mie possibilità economiche sono limitate.

Ora sto faticosamente postando per il tramite di una ciofeca di notebook la cui tastiera salta in continuazione e la cui connessione è lenta da far paura, ma stasera ho realizzato un piattino talmente veloce e saporito che non potevo non proporlo!

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Ingredienti:

una porzione di filetto di pollock dell’Artico

1 cucchiaio di salsa di ostriche

3 cucchiai di salsa di pesce

olio evo q.b.

una manciata di semi di sesamo

una spruzzata di vino bianco secco

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Procedimento:

ho riscaldato la padella con poco olio evo e ho fatto dorare, da ambedue i lati, il filetto di  pollock, ho poi versato il vino proseguendo la cottura a fuoco lento e a pentola coperta per alcuni minuti, ho successivamente aggiunto le salse e i semi di sesamo, ho atteso che il tutto si amalgami e ho impiattato.

Il risultato è stato una pietanza dal sapore orientale, come piace a me, magra e saporita; perfetto è l’accompagnamento con il riso tuttavia io ho intinto nel sughetto della rucola appena raccolta ed era deliziosa… almeno non ho esagerato con i carboidrati!

Un bacione e spero di rifarmi viva quanto prima!

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CONSIGLIA Torta di mais

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