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maggio 2013

Autoproduzione/ Un po' del mio mondo

Il calore ritrovato

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Eravamo in un prato della Val San Nicolò, una delle più belle località della Val di Fassa, ero seduta in mezzo all’erba con il mio piccolo Federico, che ancora non camminava, l’avevamo fatto scendere un po’ dallo zaino per farlo sgranchire (e  per far riposare le spalle del papà) e lui tentava di sgambettare con le sue primissime pedulette arancioni, era un amore!

Yoghi, la nostra prima cagnetta, della quale sono ancora follemente innamorata anche se non c’è più, correva felice nei prati con le sue zampette corte ad una velocità folle, seguendo chissà quali tracce in un ambiente completamente incontaminato, si allontanava sempre più, ma io avevo fiducia in lei e sapevo che sarebbe ritornata da noi.

In quel periodo ho avuto sempre fiducia in tutto, la mia fede nella famiglia era incrollabile, nessuno avrebbe mai potuto convincermi che prima o poi qualche problema si sarebbe presentato: insieme abbiamo superato difficoltà di ogni tipo, mi era stato detto che quando sorgono problemi economici anche la famiglia crolla, invece noi li abbiamo affrontati più uniti che mai!

Questa è stata l’immagine che mi ha sempre sostenuta, anche nei momenti bui, anche quando il mondo mi è crollato addosso… questa è stata l’immagine che mi ha salvata perchè mentre mi stavo perdendo è a ciò che ho pensato e, mentre mi scendevano le lacrime di nostalgia e di dolore e nonostante ci fosse chi mi diceva che oramai era una realtà perduta che mai sarebbe ritornata, sapevo che era quella la mia vita e che la rivolevo a tutti i costi perchè, se così non fosse stato, l’avrei rimpianta per sempre.

Ho faticato a risolvere molti problemi, purtroppo ho dovuto allontanare tutti coloro i quali hanno interferito negativamente nella mia vita, alcuni tagli sono stati molto dolorosi, ma posso dire che quel quadretto è di nuovo presente, che sono serena e felice, anche se il dolore che mi è stato inferto rimarrà sempre presente dentro di me e ancora riemerge…

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E’ stato un processo lungo, molto lungo, ma l’ho portato a termine grazie all’amore di cui sono sempre stata circondata e che la mia famiglia ha elargito a piene mani e la prova l’ho avuta quando mi sono ritrovata a cucire questi cuoricini: sono sempre stata affascinata da cuori ed orsacchiotti, sono le immagini che mi attirano da sempre, e questi li ho realizzati con delle campionature di stoffa che mi vennero date gratuitamente e che mi dispiaceva buttare poichè sono dei tessuti davvero bellissimi… li ho ritagliati, all’interno ho inserito dei piccoli pezzi di felpa  ripiegata e poi ho ricucito il tutto con del filato di lana con punti a vista, semplici e romantici!

E’ la dimostrazione che ho nuovamente dell’amore da donare…

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Autoproduzione/ Conserve

Andando per campi… sciroppo di sambuco

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Nei primi anni in cui uscivo con il moroso (sempre lui, oramai mio marito), ogni tanto il poveraccio cedeva e mi faceva contenta con una bella giornata di trekking dolomitico: all’epoca ero magrissima e molto allenata, quindi lo facevo morire di fatica… ma mai come la volta in cui mi portò a fare il giro delle Tre Cime di Lavaredo, una camminata che è uno spettacolo, consigliata però su due giorni con il classico pernottamento al Rifugio Locatelli; quella volta, purtroppo, scese tanta di quella pioggia che fummo costretti a ripiegare su un alberghetto di paese per poi fare l’intero giro in giornata… un massacro! Al Locatelli però ci arrivammo ugualmente e una coppia di ragazzi ci consigliarono lo strudel di mele e un bel bicchiere di sciroppo di sambuco, che ancora non conoscevo… lo strudel si scioglieva in bocca, molto diverso dallo strudel tipico della mia zona e lo sciroppo era qualcosa di divinamente squisito….

Successivamente ho scoperto che questo magnifico elisir, leggermente dolce, acidulo e rinfrescante era semplicemente dello sciroppo di sambuco preparato abitualmente dai valligiani, essendo la zona ricca di alberi profumatissimi… ora sono anni che lo preparo e ogni qualvolta lo offro a qualcuno ne rimane colpito per il perfetto equilibrio che si crea tra il profumo intenso dei fiori, quasi mielato, e il fresco acidulo del limone.

I fiori vanno raccolti in zone distanti dal traffico poichè non vanno lavati, altrimenti le infiorescenze si rovinano, e vanno posti in un recipiente insieme all’acqua e ai limoni tagliati a pezzetti (io li divido in quarti) e lasciati macerare  al sole, coperti da un foglio di alluminio, per tre giorni, rimescolando il tutto una volta al giorno per evitare che le parti esposte all’aria ammuffiscano; il terzo giorno si filtra tutto in una pentola, strizzando bene i fiori e i pezzetti di limone, si aggiunge lo zucchero, lo si fa sciogliere mescolando e si porta ad ebbollizione, tenendo la pentola coperta.

A questo punto si travasa: se lo volete conservare utilizzate le bottiglie della salsa di pomodoro, ben lavate e sterilizzate, che poi andrete a capovolgere come si fa con i vasi di marmellata, mentre per l’uso immediato va bene qualsiasi bottiglia, che però andrà conservata nel frigorifero.

Al momento di servire, lo sciroppo andrà diluito con acqua ghiacciata e dell’altro succo di limone, ottenendo una bevanda fresca e dissetante d’estate, ottima per curare la tosse d’inverno, con l’aggiunta di un po’ di Prosecco è un ottimo aperitivo e sappiate che si sposa divinamente con lo strudel di mele!

Riepilogo degli ingredienti:

15 infiorescenze di sambuco

4 limoni

1,5 l. di acqua

1,5 Kg. di zucchero

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Primi/ Ricette vegetariane

Fusilli freschi e veloci con pomodoro, borlotti ed erba cipollina

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Le mie pause pranzo sono sempre da funambola, correndo a casa come una pazza (un sentito ringraziamento a chi ha inventato lo scooter) e facendo mille cose contemporaneamente: solitamente ricevo un valido aiuto dal marito che, essendosi alzato all’alba, rincasa ben prima di me, ma talvolta capita qualche turno traditore e mi trovo nel panico con il figliolo che ritorna da scuola affamato!

Questa ricetta l’avevo letta tempo fa da qualche parte, forse su una rivista, non lo so, qualsiasi cosa scriva potrebbe essere una sciocchezza, ma mi era rimasta stampata nella memoria per la sua disarmante semplicità e velocità di esecuzione, tant’è che non ho nemmeno la grammatura degli ingredienti, si va ad occhio e via!

E’ sufficiente (mentre si attende che l’acqua per la pasta arrivi all’ebbollizione), dorare un paio di spicchi d’aglio, anche vestiti e tagliati semplicemente a metà, in una padella con olio evo e, non appena inizia a sprigionarsi il profumo, gettarvi dei pomodorini ciliegino o piccadilly tagliati in pezzotti grossolani, successivamente versare nella padella un po’ di fagioli borlotti, scolati dell’acqua di vegetazione, far amalgamare il tutto e aggiungendo un pizzico di sale e un po’ di peperoncino.

Io ho lasciato la pasta un po’ indietro di cottura, proprio un paio di minuti, poichè me la sono messa da parte già ieri sera per il pranzo di oggi, l’ho travasata nella padella, ho rimescolato il tutto e ho coperto, senza dimenticare di mettere da parte un po’ dell’acqua di cottura; oggi ho riscaldato il tutto con un paio di mestoli dell’acqua messa da parte, ricca di amido e perfetta per mantecare  e, non appena spento il fornello, vi ho tagliuzzato sopra un po’ di erba cipollina appena raccolta e vi ho spolverizzato del parmigiano (il pecorino sarebbe stato meglio, ma non ne avevo).

Tutto qua, in tavola in cinque minuti!

Riepilogo degli ingredienti (dosi a gusto personale):

fusilli

olio evo

aglio

pomodorini pachino o piccadilly

fagioli borlotti in scatola

erba cipollina

pecorino (o parmigiano)

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Etniche/ Pizze e pane

Mantou… amore per l’Oriente!

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Questi sofficissimi panini pallidi  delicati sono tra le mie memorie di lontane cene in un adorabile ristorantino cinese dove andavo con il moroso che avevo all’epoca (in realtà poi me lo sono pure sposato… e per festeggiare il ristorante ha chiuso…): ho ricordo di molti piatti deliziosi, ma questi panini mi erano veramente rimasti come un chiodo fisso, eppure mi sembravano talmente difficili da realizzare che mai ho cercato la ricetta.

Poi, pochi giorni fa, apro il blog di Martina e trovo la ricetta: me la leggo e… toh… sono semplicissimi!!! Oggi ho avuto un bel pomeriggio libero, il tempo metteva tristezza e faceva pur freddo, quindi ci ho provato… con un risultato ottimo!

Premetto che ho fatto l’impasto con la macchina del pane, quindi mi sono limitata a versare nel cestello la farina, l’acqua, il lievito di birra liofilizzato, il sale, lo zucchero e l’olio: ho impostato il programma di impasto e lievitazione (quello da un’ora e mezza, per intenderci) e, al termine del tempo previsto, ho steso l’impasto con il mattarello, l’ho ripiegato a strisce su se stesso, in maniera tale da ottenere un panetto composto da più strati, che poi sono andata a tagliare con il coltello, ottenendo dei panetti quadrati che ho lasciato ancora un po’ in lievitazione.

Li ho successivamente posti sulla carta da forno e poi, tutto insieme, è stato messo sul cestello della vaporiera: in venti minuti a fuoco vivo ho avuto i panini pronti, perfettamente cotti e morbidi come fiocchi di cotone!

Questi panini si chiamano Mantou e costituiscono il pane quotidiano nelle zone della Cina in cui, oltre al riso, viene curata anche la coltivazione del grano… e sono deliziosi con le pietanze salate come con un semplice cucchiaio di marmellata e, volendo, si possono preparare anche ripieni!

Riepilogo degli ingredienti:

200 g. di farina

120g. di acqua

pochi grammi di lievito di birra liofilizzato (io uso quello della Lidl)

un cucchiaio di olio (io ho usato quello evo)

1 cucchiaino scarso di sale (devono essere quasi sciapi)

1 cucchiaino di zucchero

 Cottura:

20 minuti

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Autoproduzione

Un’idea velocissima di riciclo: le spugnette per i piatti!

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Dalle mie protratte pause ed assenze oramai l’avrete capito che sto attraversando un periodo pienissimo di impegni e di stress, cosa che mi dispiace moltissimo perchè amo stare con voi e scambiare quattro chiacchiere, ma l’anno scolastico volge oramai al termine e non voglio perdere d’occhio il discolo che ha appena recuperato un po’ di votacci, al lavoro è un delirio poichè mi è stata levata la collega che collaborava con me e sto letteralmente scoppiando… la sera rincaso e a malapena riesco a mettere insieme un cena passabile, quindi non me ne vogliate…. al ritorno dalle vacanze spero di portarvi una ventata di mare con qualche scatto pieno di ricordi e magari un bel reportage!

Nel frattempo posto questa idea: nulla di che, ma ho messo insieme queste spugnette mentre seguivo mio figlio con i compiti, sono di realizzazione velocissima, non richiedono particolare precisione e costituiscono pur sempre un risparmio, anche se minimo: in questi ultimi mesi sto lavorando come una pazza perchè i licenziamenti aumentano ogni giorno che passa e mi si spezza il cuore nel vedere tante persone che, seppur dignitosamente, si presentano da me con gli occhi gonfi di pianto… allora penso che anche un minimo gesto di risparmio possa costituire un piccolo passo, un aiuto per chi non ce la fa, per chi conta i centesimi anche per le cose più banali, per quelle che ai più sembrano scontate.

Ci sono stati dei periodi in cui ho contato anch’io i centesimi perchè era appena trascorso un mese più pesante degli altri, so che accadrà ancora, ma qui ci sono delle persone che vivono tale realtà come una quotidianeità dalla quale non riescono a scappare e quindi continuerò sempre a dire di non buttare nulla, di aguzzare la fantasia e di ricrearsi la vita, anche con poco… non è la soluzione, ma ogni piccolo passo è un aiuto in attesa di risorgere!

Ho conservato per qualche tempo le retine dei limoni, delle arance, degli scalogni e delle patate (quest’ultime sono le più rigide e ruvide, perfette per la pulizia delle pentole), le ho ritagliate con cura e le ho cucite insieme in maniera tale che non sfilaccino, creando dei cuscinetti: all’interno ho inserito quelle più ruvide e corpose, all’esterno quelle più morbide, in maniera tale che nel lavaggio più difficile sia sufficiente premere un po’ la spugnetta per avere un effetto abrasivo più marcato.

Potete anche accostare i colori in modo da farne di più carine, magari sovrapposte e cucite insieme, ma io ho preferito dar corso alla praticità e via!

Non è molto, ma quanto costa una confezione di spugnette al discount? Più di un euro, almeno da me…. e con un euro e mezzo, facendo un calcolo veloce e impreciso, acquisto tre chili di farina… e allora anche queste piccole idee possono aiutare noi nel risparmio e la natura che avrà qualche retina di plastica  in meno da smaltire!

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CONSIGLIA Foresta di alberi innevati

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